Giancarlo Siani, 41. Occorre coraggio per mantenere viva la sua memoria

Giancarlo Siani, 41. Occorre coraggio per mantenere viva la sua memoria

A che serve ricordare Giancarlo se poi non proviamo oggi a insegnare la sua memoria, la sua passione civile e il suo amore per la Pace e la Giustizia nel mondo?

A che serve ricordarlo se poi non riusciamo a portare nei nostri cuori quello che era la passione civile di Giancarlo: raccontare le ingiustizie di questo mondo per poterlo cambiare in meglio.

Purtroppo, oggi, la sua memoria è ancora fortemente isolata, ferma al solo ricordo. Chi gestisce la memoria di Giancarlo Siani non ha il suo stesso coraggio. Per Giancarlo Siani occuparsi di camorra, di problemi sociali, di lavoro, di bambini, di Pace, non era mai un fatto di routine giornalistica, di carriera professionale, ma un impegno etico. I suoi articoli ne sono la viva testimonianza.

Questa è la domanda che dobbiamo porci a quarantuno anni dalla sua uccisione per mano della camorra e di un sistema politico criminale.

Oggi, vi raccontiamo come rendiamo viva la sua memoria: una collana di libri Cronisti scalzi.

Quando pensiamo a lui, pensiamo al suo modo di essere giornalista: andare nei luoghi, incontrare le persone, ascoltare, verificare. Non fermarsi alla notizia, ma cercare, come scrive Erri De Luca, di «frugare la verità».

È da questo esempio che nasce il significato più profondo di Cronisti scalzi, la collana che come IOD Edizioni abbiamo dedicato alla sua memoria.

In questi anni abbiamo pubblicato libri diversi, ma tutti nati dallo stesso metodo e dalla stessa passione di Giancarlo: camminare nei territori, cercare le storie nascoste, raccogliere le parole di chi rischia di rimanere invisibile.

Giancarlo lo vediamo ancora camminare.

Giancarlo è sulla spiaggia di Cutro, dove Rosamaria Aquino, giornalista di Report, ha raccolto le storie delle novantaquattro persone morte nel naufragio e il dolore dei sopravvissuti.

Giancarlo è nella Casa di Paolo, nel quartiere Kalsa di Palermo, dove Roberta Gatani racconta l’infanzia di suo zio Paolo Borsellino e continua ad accogliere, insieme ai volontari, i bambini e i ragazzi del quartiere con quella stessa amorevolezza capace di cambiare i destini.

Giancarlo è in via D'Amelio, accanto a Salvatore Borsellino mentre alza l’Agenda Rossa e continua a chiedere verità sulle stragi, sugli omicidi di mafia, sui depistaggi, sull’eversione nera, sui servizi deviati e sui poteri infedeli.

Giancarlo è a Nablus, in Palestina, dove Souzan Fatayer racconta l’infanzia negata a migliaia di bambini palestinesi, costretti a conoscere troppo presto la paura, la violenza e la perdita.

Giancarlo è ad Acquaformosa, in Calabria, dove Francesco Donnici e Giovanni Manoccio raccontano una straordinaria esperienza di accoglienza dei migranti, costruita da oltre dieci anni nei paesi dell’entroterra cosentino. Perché il mondo è fatto di persone uguali, senza distinzioni di provenienza o colore della pelle.

Giancarlo è nelle carceri sovraffollate, dove Samuele Ciambriello raccoglie le voci dal carcere tra diritti negati, paure e speranze e porta fuori dalle celle parole che troppo spesso nessuno vuole ascoltare.

Giancarlo è tra i bambini di Napoli, sospesi tra la violenza e un futuro incerto. È nella storia del piccolo Gigi, ucciso dalla camorra, e nelle voci delle Scuole della Pace, raccolte da Paola Cortellessa, Marco Rossi e Dario Spagnuolo, volontari della Comunità di Sant’Egidio di Napoli.

Giancarlo è in queste storie e in molte altre ancora.

È accanto ai giornalisti uccisi, alle vittime innocenti della criminalità, ai rifugiati, ai detenuti, agli insegnanti, ai giovani delle periferie, ai familiari che continuano a chiedere giustizia e alle comunità che resistono alla mafia, alla corruzione e all’indifferenza. Giancarlo Siani è con i bambini di Gaza.

Per noi, ricordare Giancarlo significa questo: continuare il suo cammino.

Significa dare la parola a chi non ha voce, guardare ciò che altri preferiscono non vedere e raccontare le ingiustizie senza ridurre le persone alle loro ferite.

Potremmo continuare con tante altre storie. Storie che aiutano i giovani a riflettere, a scegliere e ad agire per trasformare questo mondo ferito in un mondo di pace e di giustizia.

È lo stesso mondo per il quale Giancarlo ha lottato, senza mai voltarsi dall’altra parte: quella più comoda, indifferente, che talvolta aiuta a fare carriera, ma non a essere liberi.

Finché continueremo a raccontare le vite dei più fragili e dei piccoli della Terra, Giancarlo Siani non apparterrà soltanto al passato. Ma la sua memoria sarà viva e rivoluzionaria delle coscienze.

CRONISTI SCALZI

Cronisti scalzi è una collana di libri dedicata alla memoria del giovane giornalista napoletano, Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985.  

La collana ha l’ambizione di raccogliere le narrazioni dei giovani cronisti delle periferie e delle città, e di autorevoli voci del giornalismo d’inchiesta, impegnati a resistere allo strapotere delle mafie.

CLAUDIO CORDOVA, CRIMINALITÀ SOCIALIZZATA

In un'epoca dominata dai social media, le mafie hanno adattato le loro strategie di comunicazione per sfruttare queste piattaforme al fine di espandere il loro potere. Da Twitter a TikTok, ogni piattaforma serve come un nuovo canale per l'auto-narrazione mafiosa, trasformando la criminalità organizzata in un "brand" riconoscibile.

ROBERTA GATANI, CINQUANTASETTE GIORNI

In questo libro, Roberta Gatani, nipote di Paolo e Salvatore Borsellino, ripercorre ogni giorno trascorso tra il 23 maggio e il 19 luglio 1992, un tempo fittissimo di lavoro per il Giudice che, sapendo di avere le ore contate, mise in campo tutte le proprie forze per fare luce sulla strage di Capaci.

LETIZIA VARANO, OLTRE LA PAURA. MARIA ELISABETH, UNA FIGLIA DI FEMMINICIDIO

Maria Elisabetta. Una figlia di femminicidio di Letizia Varano narra la sconvolgente storia di Maria Elisabeth, che a soli sei anni, insieme ai fratelli Enzo e Carmine di otto e dieci anni, assiste all'omicidio della madre Anja, vittima della violenza del marito. Questo atto brutale diventa una cicatrice indelebile, che segna la vita di Maria Elisabeth e la spinge a trasformare il suo dolore in un messaggio di forza e speranza.