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Gli studenti raccontano i Beni Comuni di Napoli, a cura di Paola Lattaro

Introduzione di Paola Lattaro, docente delle studentesse  della V A “G. Rossini” di Napoli 

Quando mi hanno chiesto di parlare di scuola su questo blog, ho pensato che il modo migliore per farlo fosse attraverso le voci dirette degli studenti. Così ho chiesto a un gruppo di studentesse, con le quali quest’anno ho portato avanti un percorso sui beni comuni e, in particolare, sui Beni Comuni di Napoli, cioè spazi urbani destinati a un uso civico collettivo, di raccontare quanto da loro vissuto. Hanno accettato con entusiasmo di condividere qui l’esperienza che le ha portate alla scoperta di questa bella realtà partenopea e la descrizione di quella che per loro è stata una pagina significativa di scuola. Come significativo mi è sembrato parlare di Beni Comuni su un blog che è nato in memoria di un giornalista assassinato dalla camorra, perché questi luoghi sono strumenti che, attraverso le attività che li animano e le risorse umane che li abitano, contribuiscono a togliere ragazzini a rischio dalle strade, a garantire diritti, a dare spazio ai più fragili. E questo consente di incidere su quella periferia sociale, terreno fertile per chi vuole iniziare alla delinquenza i più giovani, di cui la nostra città purtroppo è piena, e di arrivare a volte dove le istituzioni non riescono o non provano ad arrivare. Inoltre in questo blog si raccontano “parti” della città, perché ognuno di noi possa viverla con maggiore consapevolezza, e il testo scritto dalle studentesse mi è sembrato assolutamente in linea anche con questa caratteristica dello spazio che ci sta ospitando. Buona lettura.


NAPOLI, BENE COMUNE

Dagli studenti della V A dell’istituto alberghiero “G. Rossini” di Napoli:

Sabrina De Simone, Camilla Giordano, Manuela Lamagna, Francesca Laudicino, Pia Palma, Maria Chiara Saccenti, Arianna Spatuzzi

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Una breve introduzione

Napoli è da sempre considerata in tutto il mondo una città capace di ospitalità e accoglienza. Quello che però forse non tutti sanno, è che nella terza città d'Italia esistono una serie di strutture attualmente riconosciute come “Beni Comuni”. Ma cos’è un Bene Comune? Forse possiamo definirlo come uno spazio che appartiene a tutti, ma anche a nessuno.

Nel visitare queste strutture, di cui ora vi diremo, ci siamo rese conto che ognuna di loro è caratterizzata in un modo specifico che la rende unica, ma tutte hanno uno scopo comune: “il sociale”. Il lido Pola, per esempio, ha combattuto e combatte per la riqualifica ambientale del martoriato territorio di Bagnoli, Santa Fede Liberata, invece,ci è sembrato lo spazio che più di tutti cerca di essere una possibilità per i senza fissa dimora. Poi ci sono l’ex Opg, quello più attivo politicamente, e l’ex asilo Filangieri, che si occupa principalmente di attività culturali.Infine lo Scugnizzo Liberato, che ha dato respiro e importanza allo sport popolare e a una serie di attività artigianali che all’interno della struttura hanno modo di poter continuare ad essere. Esistono anche altri Beni Comuni che non abbiamo, però, avuto modo di visitare, tranne Villa Medusa che, abbiamo, tuttavia, conosciuto meno a fondo degli altri e di cui vi diremo in chiusura di questo nostro scritto. 

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Ci teniamo a sottolineare che ognuno di questi luoghi ci ha lasciato qualcosa, aprendoci gli occhi su realtà a noi totalmente sconosciute o alle quali non avevamo mai prestato tanta attenzione. Siamo convinte che ci sono tante persone che, com’era per noi fino a pochi mesi fa, ignorano l’esistenza di questi spazi. Lo scopo dell’articolo è proprio questo: provare a raccontare un “pezzo” bello di Napoli, forse non conosciuto come meriterebbe. 

Ma cominciamo questo nostro itinerario alla scoperta dei Beni Comuni di Napoli! 


IN GIRO TRA I BENI COMUNI DI NAPOLI 

Lido Pola

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Il primo che abbiamo attraversato è stato il Lido Pola che, come già detto, si trova nella decima municipalità, a Bagnoli, sul mare, in una zona di grande bellezza, una bellezzaferita, sulla striscia di terra che porta verso Nisida.

Siamo stati accolti da ragazzi poco più grandi di noi, e con loro abbiamo iniziato a cercare di capire cosa sia realmente un Bene Comune. Attraverso quello che ci hanno raccontato e mostrato, abbiamo cominciato a comprendere che, come già detto, è uno spazio che appartiene a tutti, un luogo di inclusione, di difesa dei diritti, di chi solitamente sta ai margini, della bellezza, della comunità. Qui questo è successo dando ampio respiro alla lotta per la riqualifica ambientale di un territorio magnifico, ma sfregiato dall’incuria, dall’inquinamento e dal saccheggio delle risorse che erano state stanziate per ridare dignità e nuova vita alla zona in cui si trova il Lido Pola. 

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Il fatto di vedere nostri «coetanei» far parte di questa realtà, battersi per ciò che appartiene a tutti gli abitanti di quel quartiere, il diritto di vivere in un luogo non malato e depredato, ci ha dato grinta e consapevolezza. Ci ha fatto capire che stavano difendendo anche noi, il nostro territorio, la nostra città e che ognuno ha il dovere di far sentire la sua voce per provare a cambiare qualcosa. L’indifferenza proprio non è ammessa! Essere cittadini significa forse anche questo: smettere di far finta di nulla e unirsi a coloro che lottano nel quotidiano e con azioni concrete per avere un mondo migliore, a partire da una città più vivibile. Come i ragazzi del Lido Pola, appunto.

Santa Fede Liberata

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Da Bagnoli a Porto, dall’area ovest al centro, dalla decima alla seconda municipalità, eccoci a Santa Fede Liberata, in via San Giovanni Maggiore. Prima questo luogo, che risale al sedicesimo secolo, era noto come Oratorio di Santa Maria della Fede; intorno alla metà del settecento divenne un ritiro penitenziale femminile, e poi un ospedale per prostitute e un conservatorio, fino a quando la struttura non è stata abbandonata. Nel 2014/2015, grazie ad un gruppo autogestito di associazioni, cittadini e comitati, il complesso è stato pian piano riattivato per uno scopo sociale, diventando, appunto, Santa Fede Liberata, che è tante cose, ma forse più di tutte un luogo di accoglienza per chi dorme per strada, e che qui può trovare un pasto e un pò di conforto. La struttura è molto bella, dopo l’ingresso c’è un cortile ampio dove vengono apparecchiate grandi tavolate, segno appunto di accoglienza. A cucinare con generosità sono una serie di persone che si occupano di gestire questo bene. A Santa Fede sono accettati tutti, puoi entrarci anche solo per passare del tempo, o per fare conoscenza con altre persone. Noi abbiamo avuto il piacere di seguire una lezione con un maestro che ci ha svelato la storia e i segreti del pane. Abbiamo incontrato anche un giovane giornalista che ogni tanto passa in questa struttura e a cui piace riprendere ed intervistare chi si trova lì. Ma l’anima e la memoria storica di questo luogo è senz’altro Raffaele. È lui che ci ha fatto visitare la struttura, ci ha raccontato la storia del posto, ci ha mostrato vecchie foto di Santa Fede e ci ha detto delle attività che fanno lì, come per esempio il guardaroba solidale, grazie al quale chi vuole porta vestiti in buone condizioni e chi ne ha bisogno viene a prenderli.


Ex asilo Filangieri

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Spostiamoci ora nella quarta municipalità, quartiere San Lorenzo. Qui si trova l’ex asilo Filangieri, un bellissimo palazzo storico che si affaccia sui tetti del centro di Napoli. Nasce come luogo di cultura gestito dalle monache benedettine fino a diventare un vero e proprio collegio, dopo essere stato acquistato alla fine della prima guerra mondiale dalla contessa Giovanna Filangieri. Questo fino al terremoto dell’80, dopo il quale l’edificio venne abbandonato. Nel 2012 la struttura viene ripresa da gruppi di ragazzi che avevano intenzione di creare un luogo aperto a tutti per dare sfogo alle proprie passioni e alla creatività. Ed è proprio questo quello che oggi è l’ex asilo Filangieri, un punto di riferimento per l’arte e la cultura della nostra città. Al suo interno si può trovare una ricca biblioteca, e si può liberamente usufruire sia dei locali, magari per studiare in tranquillità, che dei volumi. C’è poi un laboratorio di ceramica, un teatro, una sala cinematografica, e un grande spazio dove possono esercitarsi ballerini o artisti in genere. È diventato un luogo di libera espressione e di opportunità per tutti, dove per esempio giovani compagnie teatrali possono provare senza sostenere costi. Anche alcune classi della nostra scuola hanno avuto la possibilità di realizzare gratuitamente attività didattiche in questo meraviglioso palazzo, come per esempio il cineforum in lingua originale o interessanti dibattiti sulla guerra e sui diritti. Ed è proprio nell’ex asilo Filangieri che abbiamo per la prima volta sentito parlare delle delibereche hanno reso questi spazi dei Beni Comuni (qui il link per chi volesse approfondire https://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/16783) e alle quali si è arrivati con un percorso di collaborazione tra i collettivi che sono entrati in questi luoghi e il Comune di Napoli. 

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ex Opg

Torniamo nella seconda municipalità, ma questa volta nel quartiere Avvocata, a via Imbriani. Qui si trova l’ex Opg che inizialmente era un convento, come si riconosce dall’architettura, ma in seguito è diventato un ospedale psichiatrico giudiziario.

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La storia di questo posto, che si trova nel cuore di Materdei, ci ha fatto rabbrividire. Ad accoglierci la prima volta che ci siamo entrate c’era Thomas, astrofisico, attivista e consigliere della seconda municipalità, che ci ha fatto visitare una parte dell’enorme struttura, tra cui alcune delle celle di questo ex carcere per detenuti con problemi mentali. Ascoltando le parole della nostra guida, ci è stato subito chiaro che chi aveva la sventura di essere rinchiuso in questo posto non poteva che peggiorare ulteriormente. 

 

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Le celle minuscole con piccole fessure per comunicare con le guardie, i graffiti vicino ai muri, le frasi struggenti scritte dai detenuti fanno immaginare il grandissimo carico di sofferenza di coloro che sono stati rinchiusi qui, spesso per reati banali o dovuti alla miseria e alla fame, e che a volte sono rimasti in cella per tempi lunghissimi, letteralmente dimenticati dal resto del mondo. Intorno al 2000 gli OPG sono stati finalmente chiusi, compreso quello di via Imbriani, che è rimasto abbandonato per qualche anno. Poi nel 2015 un gruppo di attivisti ha deciso di entrare in questo luogo e di aprirlo al quartiere. L’occupazione si è presto trasformata in altro e anche l’ex carcere è entrato nella rete dei Beni Comuni. Chiara, una delle attiviste che abbiamo incontrato, ci ha raccontato della curiosità con cui le signore del quartiere hanno varcato la soglia di questo misterioso luogo di dolore per poterlo finalmente attraversare. L’ex Opg è passato dall’essere un posto di negazione dei diritti a uno spazio di difesa dei diritti, con servizi quali lo sportello per i migranti, che aiuta cittadini stranieri ad ottenere documenti e permesso di soggiorno o all’ambulatorio popolare, che offre cure mediche agli abitanti del quartiere grazie a dottori che prestano la loro opera gratuitamente. L’ex Opg è tra i Beni Comuni quello politicamente più attivo.

Scugnizzo Liberato

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Sempre nel quartiere Avvocata, poco più giù dell’ex Opg, c’è lo Scugnizzo Liberato,che nasce come convento francescano femminile delle Cappuccinelle e in seguito diventa, fino, più o meno, a metà degli anni 80, un carcere minorile, il carcere Filangieri. Dopo 20 anni di abbandono, il 29 settembre del 2015, un gruppo di attivisti ispirati dalle 4 giornate di Napoli, decide di riappropriarsene e così lo occupa per “liberarlo”. Dal 2016 lo Scugnizzo Liberato È riconosciuto come Bene Comune ad uso civico e collettivo dal Comune di Napoli. 

Tra tutte le strutture che abbiamo visitato, è la più concentrata sul recupero dell’artigianato e sullo sport sociale. In questo luogo hai la possibilità di portare avanti il tuo lavoro anche se non puoi pagare l’affitto di un negozio, come ci ha spiegato un giovane barbiere che svolge la sua attività in una delle stanze di questo bellissimo edificio. Visitare lo Scugnizzo è stato un po’ come fare un viaggio nel tempo per noi, siamo entrati in botteghe che non credevamo esistessero ancora, come la splendida falegnameria dove Simon costruisce giochi della tradizione popolare o il laboratorio in cui una giovane calzolaia produce scarpe fatte a mano o ancora il laboratorio di vetro e ceramica. Abbiamo poi avuto la possibilità di assistere ad una lezione di danza aerea entusiasmante e abbiamo scoperto che tanti ragazzini del quartiere, ma non solo, vengono qui a fare calcetto, seguiti da un vero mister. Proprio allo Scugnizzo Liberato si allena, infatti, la squadra dello Spartak San Gennaro. La struttura possiede poi un teatro che fu voluto dal grande Eduardo De Filippo e che è a disposizione di piccole compagnie che non hanno spazi per provare. Inoltre, ogni martedì, l’associazione Nessuno escluso prepara, nell’attrezzata cucina dell’ex convento, pasti per i senza tetto che poi gli stessi operatori dell’associazione distribuiscono nei luoghi del centro dove di solito i senza fissa dimora trovano riparo. Un ultimo particolare, la struttura ha un panorama davvero pazzesco, Napoli vista dal terrazzo dello Scugnizzo è bellissima e maestosa. 

Villa Medusa

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Come detto all’inizio, abbiamo poi scoperto un altro Bene Comune, cioè la meravigliosa Villa Medusa, che si trova a Bagnoli a pochi passi dalla succursale della nostra scuola. Non abbiamo avuto modo di esplorare più in profondità questo spazio, ma siamo state spettatrici privilegiate, insieme ad altri ragazzi dell’istituto alberghiero Rossini, di un incontro con il musicista Eugenio Bennato che si è tenuto sull’incantevole terrazza di questa Villa, con affaccio mozzafiato sul golfo di Napoli. L’incontro è avvenuto dopo un percorso che altre classi hanno fatto alla scoperta della musica del cantautore bagnolese e della taranta. Ascoltare Bennato cantare in quello splendido scenario e ammirare Sonia, la ballerina e cantante che lo accompagna, mentre ballava danze tradizionali su quelle splendide note, è stato emozionante, una giornata di scuola che certo non dimenticheremo e per questo siamo grate a Villa Medusa e alla sua comunità di avere aperto le porte di questo edificio alla nostra scuola. 

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Come si organizza una iniziativa in un Bene Comune

Ma a proposito, come si fa a organizzare iniziative, incontri e laboratori in un Bene Comune? Bisogna partecipare alle assemblee che settimanalmente ogni struttura tiene e proporre il proprio progetto. Se l’idea che si porta in assemblea non ha fini privatistici, ma è di interesse collettivo, state pur certi che avrete la possibilità di usufruire (gratuitamente) degli spazi e, anzi, la comunità che anima quel luogo, vi aiuterà ad organizzare e portare avanti il vostro progetto.

Conclusioni

Il percorso fatto ci ha fatto scoprire una realtà che ignoravamo, ma ci ha anche fatto prendere atto che la nostra partecipazione come abitanti di Napoli alla vita dei luoghi in cui viviamo deve essere più forte, un po’ ci ha cambiate, ha acceso una scintilla e la voglia di essere cittadine attive, più consapevoli della realtà che viviamo e del ruolo che vogliamo avere nella società. 

Per questo abbiamo deciso di raccontare questa esperienza attraverso un testo scritto, in fondo anche questo è un gesto che vuole andare nella direzione del cambiamento e della partecipazione. La nostra bella città è ricca di risorse umane e di luoghi che possono fare la differenza nell’aiutare chi spesso non ha opportunità e ci ha riempito il cuore sapere che esistono realtà che si occupano di non lasciare soli i più fragili. Ci ha colpito inoltre profondamente il fatto che alcune di queste strutture in passato erano luoghi di sofferenza, reclusione, dolore e invece adesso sono diventati spazi di accoglienza e di difesa dei diritti; quello più suggestivo per noi, da questo punto di vista, è stato sicuramente l’Ex Opg. 

Sarebbe importante che le istituzioni si facessero carico di far arrivare fondi per la manutenzione e il miglioramento di questi edifici, magari attraverso il PNRR, senza però fare intervenire privati, la cui presenza inevitabilmente cambierebbe la natura di questi posti che, invece, devono restare quello che sono:luoghi di condivisione, accoglienza e possibilità collettive, che appartengono a tutti perché non appartengono a nessuno in maniera esclusiva.


Ringraziamenti

In conclusione vorremmo fare un ringraziamento speciale a chi ci ha consentito di scoprire questa parte di Napoli, Lorenzo, Marina, Flavia, Nives, Raffaele, Thomas, Gino, Roberto, Silvana, Chiara e altri e altre di cui non conosciamo il nome, aprendo il nostro sguardo verso un mondo che ignoravamo fatto di persone accoglienti, così diverse tra loro per storia, età, professione,vissuto, ma comunque così simili, sotto alcuni aspetti, perché legate da un solo obiettivo, ovvero far conoscere e promuovere, attraverso il proprio personale impegno, l’uso civico collettivo dei Beni Comuni e la difesa di questi spazi. 

CRONISTI SCALZI

Cronisti scalzi è una collana di libri dedicata alla memoria del giovane giornalista napoletano, Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985.  

La collana ha l’ambizione di raccogliere le narrazioni dei giovani cronisti delle periferie e delle città, e di autorevoli voci del giornalismo d’inchiesta, impegnati a resistere allo strapotere delle mafie.

Un Po' più a Sud

Pietro Del Re,inviato degli Esteri di «Repubblica», presenta in questo volume quaranta fotografie a colori scattate negli ultimi dieci anni inAfrica. Sono immagini che raccontano le guerre, le carestie e le epidemie che funestano il continente Nero, ma anche i coraggiosi tentativi di rinascita e di sviluppo che testimoniano della straordinaria resilienza del popolo africano.

SALVO VITALE, INDAGINE SULL'ANTIMAFIA

Questa inchiesta è cominciata nel 2013, nella redazione della piccola emittente di Partinico Telejato. Tante storie di dolore, di prepotenze, di arroganze, di carriere e famiglie distrutte, di aziende fallite, di avvocati disonesti, di proprietari di case costretti a pagare l'affitto della loro abitazione, sino al momento dello sfratto.

L'ufficio Misure di Prevenzione di Palermo era considerato una sorta di fiore all'occhiello e il suo presidente, Silvana Saguto, uno dei personaggi più impegnati nel mondo dell'antimafia.

In realtà non era tutto oro e le vicende giudiziarie che ne sono seguite lo hanno confermato.

NAPOLINEGRA

La copertina di questo volume, bella e commovente, custodisce con delicatezza l'insieme di storie in esso contenute, che, grazie allo stile efficace e alla totale immedesimazione dell'autore, toccano la mente e il cuore di chi legge.

Sono venticinque storie di “dannati della terra”, migranti che, dopo aver affrontato i deserti africani, sofferto mesi o addirittura anni di prigionia in Libia, attraversato il Mediterraneo, visto i propri amici affondare, dopo aver combattuto diverse traversie e burocrazie, sono arrivati a Napoli, dove hanno sperimentato la grande accoglienza e insieme la spietatezza di alcuni dei suoi abitanti.