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Giancarlo Siani. Santo per un giorno e dimenticato tutto l’anno. I giovani devono sapere. Di Pasquale Testa

Oramai è diventato un rito liturgico, quello di testimoniare, nei giorni prima del 23 settembre, con grandi parate di celebrazioni, l’anniversario della morte di Giancarlo Siani, trucidato dalla camorra per i suoi martellanti articoli contro i suoi affari e la sua complicità con la politica.   

 

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Martire, eroe, sacrificato, immolato. Ecco alcune delle definizioni che troverete, in questi giorni, come ogni anno, sulle pagine dei quotidiani e media locali. E poi, una corsa a coinvolgere i grandi personaggi della cultura, del cinema, del teatro, e delle fondazioni locali. Davvero una grande kermesse, uno spettacolo. Sì, uno spettacolo, perché con Giancarlo Siani, tranne che in poche eccezioni, tutto diventa spettacolo, soprattutto per alcuni politici che,  spesso, hanno bisogno di coprire il tanfo delle complicità con la camorra.

 

Alcuni esempi

13 dicembre 2019: il sindaco di Torre Annunziata conferisce la cittadinanza onoraria, alla memoria, a Giancarlo Siani a nome di tutto il Consiglio comunale. Dopo un anno esatto, il 29 dicembre 2020 viene arrestato l’ingegnere capo dell’Ufficio tecnico comunale di Torre Annunziata. Il 4 giugno 2021 si dimette Lorenzo Diana, vicesindaco e assessore alla legalità e alla trasparenza, «costretto a rilevare che pezzi di apparato burocratico oppongono un “effetto di resistenza” all’azione di necessario cambiamento». Il 16 febbraio 2022, il sindaco si dimette perché è indagato insieme altri funzionari e il 5 maggio 2022 l’intero Consiglio comunale è sciolto per infiltrazioni mafiose. Eppure quel famoso 13 dicembre del 2019 è stato un grande spettacolo per la legalità nel nome di Giancarlo Siani. Mentre la politica, e parte dell’apparato burocratico, era già consapevole delle proprie azioni, complicità e omissioni.

Così si offende l’intelligenza di analisi che il giovane Giancarlo ha profuso nei suoi articoli e inchieste sul Comune di Torre Annunziata.

È necessario che i giovani, le maestre, i docenti, i dirigenti scolastici, i librari, le parrocchie, i volontari, i giornalisti… imparino a discutere sul profondo significato delle parole. E Giancarlo di parole ne ha scritte tantissime nei suoi 651 articoli e inchieste pubblicate sulle riviste «Il Lavoro nel sud», diretta da Francesco Pinto e l’«Osservatorio sulla camorra», diretta da Amato Lamberti e infine sulle pagine de «Il Mattino».

 

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Perché leggere i suoi articoli in tutte le scuole? 

Lo scrive bene Roberto Saviano nella prefazione al libro Fatti di camorra:

«Rileggere i suoi articoli oggi significa trattare Giancarlo Siani non come un simbolo immobile dell’anticamorra, ma come il promotore presente e attivo di un’idea, quell’idea che era diventata il suo stile di vita, fatta di ricerca, informazione, approfondimento. Giancarlo Siani aveva capito che sono queste le armi più forti che abbiamo contro le mafie, armi che le mafie temono più delle manette, più del carcere. Leggere questi articoli significa ridare al lavoro di Siani la dignità che troppo a lungo gli è stata tolta. Leggerli significa tenere in vita Giancarlo e il suo esempio, non solo il suo ricordo».

 

Altro episodio spettacolare

Nel novembre del 2021, viene dedicata a Giancarlo Siani l’intitolazione della sala stampa del Comune di Castellammare di Stabia.

26 maggio 2021, il prefetto di Napoli, Marco Valentini, su delega del ministro dell’Interno, nomina una commissione di indagine presso il Comune di Castellammare di Stabia per verificare la sussistenza di tentativi di infiltrazione e/o di collegamenti della criminalità organizzata nel contesto dell’amministrazione del  suddetto Comune.

13 novembre 2021 il sindaco del comune di Castellammare di Stabia inaugura la Sala stampa del Comune, intitolata al giovane collaboratore del “Mattino” di Napoli, trucidato a 26 anni da un clan di Torre Annunziata di cui raccontava nei suoi articoli gli intrecci con il territorio. La Sala stampa “Giancarlo Siani”, ha per l’amministrazione comunale, l’obiettivo di «tramandare alle future generazioni la sua storia, esempio di coraggio, di legalità, di passione per ciò in cui si crede fermamente». All’inaugurazione partecipano, tra gli altri, il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, deputati ed ex colleghi di Siani.

«La sala stampa “Giancarlo Siani”» ha aggiunto il sindaco «vuole essere un punto di riferimento per la città di Castellammare di Stabia, in termini di libertà d’informazione, trasparenza, democrazia. Deve perciò rappresentare un luogo sicuro, all’interno della Casa Comunale, dove tutti gli operatori dell’informazione potranno e dovranno sentirsi a casa».

Il 25 febbraio 2022, Il Consiglio comunale di Castellammare di Stabia viene sciolto per accertati condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali.

Considerando la tempistica, il 13 novembre 2021 erano già in corso gli accertamenti della Prefettura, eppure tanti del mondo dell’informazione e della politica, hanno partecipato a questo spettacolo in nome di Giancarlo Siani, come se non ci fosse nessuna indagine grave in corso.

 

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Don Luigi Ciotti

Allora, diciamocela tutta con le parole di Don Luigi Ciotti, gridate a Napoli il 21 marzo del 2022:

«Ma lasciatemi dire che se c’è una parola oggi che non va bene è la parola Antimafia, è una parola che bisognerebbe mettere in quarantena prolungata, la parola Antimafia, perché essere contro le mafie dovrebbe essere un fatto di coscienza, non una carta d’identità da esibire, perché è un fatto di coscienza che dovrebbe produrre sempre condotte e atti conseguenti. Cosa significa del resto, e l’interrogativo che pongo, essere Antimafia? Sapete perché? C’è forse qualcuno che si dichiara apertamente a favore delle mafie? Non trovate nessuno che dice di essere a favore delle mafie, ma ce ne sono, anche se non lo dicono, ed è di questo consenso unanime e preventivo che hanno approfittato alcuni per fare dell’antimafia un cavallo di Troia del malaffare. È una bandiera che tanti usano, quella della legalità e quella dell’antimafia, mettiamo questa parola in quarantena, in quarantena. Lo dico ai nostri mondi, alle associazioni, al terzo settore, a tutti noi qui, i nostri impegni oggi non reggono più l’urto del tempo, sono importanti ma sono insufficienti, attenzione c’è una trappola, la trappola delle abitudini, dei recinti dell’autoreferenzialità, attenzione che un esame di coscienza che anche i nostri mondi devono fare».

Parole devastanti di don Luigi Ciotti, ma inascoltate. Rimosse da chi non vuole disturbare la propria coscienza.

 

Domande. Senza una risposta

Allora mi chiedo, perché continuare a celebrare Giancarlo Siani in questo modo così liturgico? 

Così lontano dalla sua personalità, dai suoi ideali, dalla sua visone del mondo, dai suoi memorabili articoli?

Perché rendere Giancarlo Siani un Santo e poi dimenticarlo tutto l’anno?

La memoria di Giancarlo Siani è patrimonio della coscienza collettiva di tutta l’Italia. E occorre lavorare ogni giorno per condividere con i giovani studenti il valore dei suoi articoli, delle sue inchieste, della sua scrittura, delle sue parole ritrovate, e della sua idea di giornalismo come impegno civile, sociale e culturale.

Per rendere giustizia veramente alla sua morte, dobbiamo dare spazio al suo pensiero politico, alle sue ricerche, alle sue scelte di vita.

E i suoi scritti? Bisogna leggerli se si vuole davvero onorare la sua memoria. Perché Giancarlo Siani  attraverso i suoi articoli ha dato voce alle lotte degli studenti contro la guerra, e per la pace,  alle battaglie operaie a difesa delle fabbriche, alla disperazione delle famiglie dei licenziati e dei cassintegrati, ai sindacati, ai consigli di fabbrica, al coraggio delle mamme dei giovani drogati, l’innocenza violata dei bambini muschilli, ai novantamila disoccupati su settecentomila abitanti del comprensorio industriale di Torre Annunziata, al degrado sociale ed economico di interi quartieri,  alle complicità e alla corruzione della politica con le mafie, alle migliaia di posti lavori persi, al disastro della Sanità pubblica, alle false cooperative, ai miliardi sottratti alla ricostruzione, alla deportazione degli abitanti dei centri storici, al mercato florido della droga. 

 

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Allora, basta celebrazioni

Meglio un impegno comune, condiviso e concreto di tutti per diffondere gli articoli di Giancarlo Siani.

Tocca a ognuno di noi fare in modo che Giancarlo Siani continui a parlare alle migliaia di studenti e insegnanti di tutte le città e le periferie di ogni parte d’Italia, per insegnare loro che la vita è bella e tutti insieme possiamo lottare per un mondo più giusto, contro le sue disuguaglianze e privilegi. A Napoli, a Milano, e a Palermo, perché un futuro migliore è possibile.

  

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Il giornalismo, ieri e di oggi.

Concludo con le parole del prof. Amato Lamberti:

«La realtà è che i giornali parlano tanto di mafia e camorra ma non “mordono” la mafia e la camorra. Al di là dei toni indignati e commossi fanno notizia le uccisioni della camorra, le operazioni di polizia e carabinieri, i processi – ma solo quelli spettacolari e spettacolarizzabili: a ben guardare fa notizia solo la camorra degli esecutori. Se la stampa avesse fatto negli ultimi dieci anni anche solo questo lavoro di informazione e documentazione, a Torre Annunziata come in altre zone della Campania la camorra non avrebbe tanto potere e tanta diffusione. Ma sono tante le cose che i giornalisti potrebbero fare. Certo, bisogna mettersi a lavorare nell’immondizia della società. Lavoro sporco, nauseante e pericoloso; ma per alcuni tornare, per altri iniziare a fare il giornalista che scava e fuga anche nell’immondizia e nei liquami di questa società è, forse, la strada migliore per recuperare, sul versante della professione, dignità, prestigio e credito e, sul versante dell’opinione pubblica e delle istituzioni, una capacità di mobilitazione non puramente verbale ma reale e concreta, capace cioè di tradursi in comportamenti e azioni».

Giancarlo non è né un Santo né un Sovversivo, ma solo un giornalista che amava raccontare la vita dei poveri cristi dominati dalla violenza della camorra e  da una politica sorda al loro grido di aiuto e di speranza. Il futuro consapevole si costruisce a partire dalla lettura e dalla conoscenza di tante vittime innocenti delle mafie. I giovani devono sapere.

E chest'è.

CRONISTI SCALZI

Cronisti scalzi è una collana di libri dedicata alla memoria del giovane giornalista napoletano, Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985.  

La collana ha l’ambizione di raccogliere le narrazioni dei giovani cronisti delle periferie e delle città, e di autorevoli voci del giornalismo d’inchiesta, impegnati a resistere allo strapotere delle mafie.

Un Po' più a Sud

Pietro Del Re,inviato degli Esteri di «Repubblica», presenta in questo volume quaranta fotografie a colori scattate negli ultimi dieci anni inAfrica. Sono immagini che raccontano le guerre, le carestie e le epidemie che funestano il continente Nero, ma anche i coraggiosi tentativi di rinascita e di sviluppo che testimoniano della straordinaria resilienza del popolo africano.

SALVO VITALE, INDAGINE SULL'ANTIMAFIA

Questa inchiesta è cominciata nel 2013, nella redazione della piccola emittente di Partinico Telejato. Tante storie di dolore, di prepotenze, di arroganze, di carriere e famiglie distrutte, di aziende fallite, di avvocati disonesti, di proprietari di case costretti a pagare l'affitto della loro abitazione, sino al momento dello sfratto.

L'ufficio Misure di Prevenzione di Palermo era considerato una sorta di fiore all'occhiello e il suo presidente, Silvana Saguto, uno dei personaggi più impegnati nel mondo dell'antimafia.

In realtà non era tutto oro e le vicende giudiziarie che ne sono seguite lo hanno confermato.

NAPOLINEGRA

La copertina di questo volume, bella e commovente, custodisce con delicatezza l'insieme di storie in esso contenute, che, grazie allo stile efficace e alla totale immedesimazione dell'autore, toccano la mente e il cuore di chi legge.

Sono venticinque storie di “dannati della terra”, migranti che, dopo aver affrontato i deserti africani, sofferto mesi o addirittura anni di prigionia in Libia, attraversato il Mediterraneo, visto i propri amici affondare, dopo aver combattuto diverse traversie e burocrazie, sono arrivati a Napoli, dove hanno sperimentato la grande accoglienza e insieme la spietatezza di alcuni dei suoi abitanti.